PROPOSTA DI UN GRUPPO DI APPROFONDIMENTO

SULLA CONDIZIONE ADOTTIVA ADULTA

febbraio-settembre 2020

 

Siete genitori adottivi e volete comprendere come aiutare i vostri figli, già adulti o prossimi a diventarlo, a misurarsi in modo sufficientemente positivo e autonomo con le responsabilità, le sfide, le risorse che caratterizzano la vita adulta?

I vostri figli sono ancora piccoli ma siete interessati a capire quali fattori potrebbero aiutarli, a partire dall'infanzia, a portare avanti il loro cammino verso l'autonomia senza troppe scosse?

Potreste essere interessati a questa  mia proposta di dar vita a un gruppo guidato, che non sia solo occasione di riflessione e confronto ma anche di studio e letture condivise.

 

Negli studi sull’adozione, sia italiani che internazionali, la condizione adottiva adulta è ancora poco approfondita. Quando ci si riferisce agli adottati adulti, l’attenzione è rivolta quasi esclusivamente a verificare la “riuscita” dell’adozione. Ma in realtà l’età adulta non è solo un’età di bilanci. Da un punto di vista psicologico e sociale, comporta tutta una serie di tappe e compiti significativi che influiscono sull’identità, sull’equilibrio, sull’autostima personali. L’essere figli adottivi è una condizione esistenziale che non si annulla col procedere dell’età e che può condizionare momenti e scelte peculiari della vita adulta. Si tratta dunque di comprende quali intoppi (collegabili all’adozione) possono sorgere e quali sono gli strumenti e le strategie per farvi fronte.

Quando parliamo di condizione adottiva adulta non parliamo - ovviamente - di una condizione univoca.

Tanti soggetti che sono stati adottati procedono abbastanza bene nell’età adulta: sono capaci di instaurare e mantenere relazioni intime, familiari, amicali soddisfacenti, di sentirsi sufficientemente gratificati dalle esperienze lavorative, soprattutto di venire a patti con le inevitabili difficoltà e frustrazioni che la vita adulta comporta. Come tanti altri adulti, possono ricercare un aiuto psicologico per difficoltà e problematiche che non compromettono in modo significativo il loro equilibrio personale (tipicamente, questioni legate alla conoscenza delle origini, difficoltà a superare lutti e perdite).

Pochi altri adottati adulti hanno sofferto traumi talmente gravi nell’infanzia da non essere in grado di condurre una vita adulta autonoma e da richiedere una presa in carico psichiatrica e/o l’inserimento in una residenzialità protetta.

 

Ma c’è anche una grande area intermedia di soggetti che, pur in grado di condurre una vita personale più o meno autonoma, incontrano difficoltà non indifferenti nelle aree delle relazioni e del lavoro: problemi a concludere un percorso di studi, a mantenere un’occupazione e a tollerare frustrazioni e difficoltà in ambito lavorativo; tendenza a instaurare relazioni sentimentali “sbagliate” e difficoltà a interromperle; problemi nelle relazioni sentimentali o amicali, vissute con scarsa responsabilità, comportamenti possessivi, iperdipendenti, conflittuali, imprevedibili; prolungata dipendenza dalla famiglia; serie difficoltà a gestire separazioni e lutti. In casi più seri, persistenti disturbi della personalità possono tradursi in comportamenti irregolari, provocatori e violenti, in abuso di sostanze o di alcol, in agiti delinquenziali.

La mia esperienza clinica con giovani adulti adottati suggerisce che per  quest'ultimo gruppo di soggetti ci sono molte possibilità di miglioramento: in alcuni casi si possono raggiungere cambiamenti significativi; nelle situazioni più serie ci si deve spesso limitare a piccoli progressi, non sempre risolutivi delle problematiche di fondo ma comunque utili a diminuire il malessere dei vari membri della famiglia e a consentire che le criticità ancora presenti non compromettano troppo la vita e le relazioni.

Con l’ingresso nell’età adulta, è ovviamente l’adottato stesso a dover diventare responsabile e artefice del proprio cambiamento (una psicoterapia “informata sull’adozione” ne è la via regia, ma anche i gruppi di auto-aiuto possono fare molto). Ma un aiuto significativo possono darlo anche i genitori - soprattutto nelle situazioni più critiche – se riescono a superare le inevitabili sensazioni di sfiducia, impotenza, colpevolizzazione, a valorizzare quanto c’è di positivo nei comportamenti del figlio, a comprendere lo stato mentale sottostante ai suoi agiti, a trovare strategie comportamentali diverse dall’iperprotezione, dalla collusione o dal rifiuto. Sono comportamenti utili nei confronti dei figli adulti, ma ancor più produttivi se messi in atto precocemente.

Scopo del gruppo sarà approfondire quest’insieme di tematiche integrando letture, le vostre esperienze di genitori, le mie esperienze cliniche.

Per alcune letture di approfondimento... Vai al Blog

La proposta è di 6 incontri a cadenza mensile, il mercoledì dalle 18.00 alle 20.00 nel mio studio (Piazza della Maddalena 5/4, Genova).

Prossimi incontri: 4 marzo-1 aprile-6 maggio-3 giugno. La data dell'ultimo incontro verrà definita successivamente.

Costo individuale di partecipazione 100 euro.

Potete iscrivervi chiamando il 349 1480147 o inviando una mail a contatti@liviabotta.it, aggiungendo una breve presentazione se non avete già partecipato a incontri precedenti.

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Dr.ssa LIVIA BOTTA 

Psicologa, Psicoterapeuta, Psicoanalista

Ordine Psicologi Liguria n. 1048

Studio: Piazza della Maddalena 5/4, 16124 GENOVA

Cell: (+39) 349 1480147

Mail: contatti@liviabotta.it 

p.IVA 01222850990

La dr.ssa BOTTA 

è presente anche sul sito

www.adozionescuola.it

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